Lilian Thuram: Contro tutti i razzismi, una bella conversazione ai dialoghi sull’uomo di Pistoia.

Simpatico.
Colto.
Disponibile. Preparato e attento al significato delle parole.

Lilian Thuram è tutto questo e molto, molto di più.
Da quando ha smesso di giocare a Calcio si è dato completamente all’impegno civile, contro ogni forma di razzismo, aprendo una sua fondazione e diventando ambasciatore dell’UNICEF.

A questo aggiungiamo che ha scritto due libri, entrambi pubblicati in Italia nel 2014: “Per l’uguaglianza” Come cambiare i nostri immaginari, e “Le mie stelle nere” da Lucy a Barack Obama, una bellissima raccolta di brevi biografie che consiglio a tutti, veramente ben scritto e godibilissimo.

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Lilian giunse in Francia all’età di 9 anni in compagnia di fratelli e madre; in Guadalupa, dove era nato nel 1972, non si era mai accorto di essere nero.

Lo scoprì al suo arrivo a Parigi, grazie alle battute dei compagni e alle piccole forme di classificazione in cui è facile imbattersi nella nostra società, battute o piccole discriminazioni, che per noi possono essere legate a differenti classificazioni sociali e stadi di disponibilità economica, ma per chi ha la pelle nera assumono spesso connotati drammatici di esclusione pressochè totale.

Ovviamente fino a che non diventi uno dei più grandi giocatori di calcio del tuo tempo, conteso a suon di Milioni  dai più grandi clubs d’Europa, vincitore di un mondiale nel 1998, e di un Europeo nel 2000.

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Nel 2008 appende finalmente le scarpe al chiodo, e costituisce la Fondazione che porta il suo nome; comincia a lavorare con impegno e serietà, studiando e girando il mondo per promuovere le sue iniziative e quelle dell’UNICEF, contro il razzismo.

E’ in questa veste di ambasciatore di un idea di convivenza basata sulla costruzione ideale dell’altro attraverso l’educazione al cambiamento del nostro immaginario, che ho incontrato Lilian.

Nella saletta di Sant’Agata, una ex cappella medievale all’interno del palazzo di Giano a Pistoia si è svolto un bel briefing tra vari giornalisti e Thuram.
Le domande sono state mirate sui temi cari all’ex giocatore, razzismo, emarginazione, il tema della conferenza che ha tenuto la sera di Venerdì a Pistoia: co-abitare, contro tutti i razzismi.

Ad ogni domanda Thuram rispondeva prontamente ed in modo esaustivo, correggendo alcune domande che avevano insita nel modo in cui erano poste, anche solo un ombra di residui discriminatori, spesso retaggio di nostre “distrazioni” semantiche ed etimologiche…

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Quando è arrivato il mio turno ho posto a Lilian la seguente questione: “La politica fin dai tempi di Augusto gioca sulle divisioni per mantenere il controllo sul popolo, come si può parlare di integrazione se la politica stessa con l’aiuto dei media che controlla, specialmente in Italia, usa la discriminazione, razziale o religiosa, come arma di propaganda”?
” Questa è una buona domanda, Per questo è difficile, Per questo diventa difficile formare un proprio modo di pensare. Ecco perchè dico sempre che bisogna insegnare a scuola a leggere le informazioni che ci vengono fornite , imparare a leggere una fotografia, che non è mai neutra, ad esempuo… così si evita di cadere nel gioco di politici che quando ci sono problemi economici o di altro genere, creano, per convenienza “noi” e “loro”. Per controllare la gente bisogna dividerla, dividere le persone, e qualche volta le persone più razziste in questo modo diventano i più poveri che dicono: ” Guarda questi, vengono, ci rubano i nostri posti il nostro lavoro”, e non comprendono che forse proprio con l’aiuto di “questi” chi ci racconta la “storiella” potrebbe essere smascherato, Le vecchie storie se continuano ad essere ripetute sembrano vere.

Io sono della Guadalupa, dove per secoli le persone nere hanno subito schiavitù, con la scusa che non erano puri, ma secondo me se vivi insieme a quella gente non la vedi questa disparità, ma di queste differenze abbiamo bisogno, hanno bisogno i potenti per dividerci e i poveri o i privi di merito per avere persone che possono essere sorpassate nella vita sociale a prescindere dal merito”.

“Quindi poi i potenti ti dicono: “Tu vieni da questa parte che passi prima di loro” e certe minime convenienze contribuiscono a formare un razzismo non di idee ma di necessità.
E’ in periodi di crisi come questo, che ricompare il razzismo, perchè c’e’ bisogno di trovare un nemico, uno che ti porta via il benessere, e certamente la politica usa questo sistema per distrarre la gente dalle responsabilità della loro casta di appartenenza, che potrebbe perdere il controllo sulla popolazione.

Non dimentichiamo che qualsiasi classe di potere ha privilegi che non può condividere con il popolo, e che in periodi di crisi dovrebbero ridursi, come si riducono le possibilità economiche della gente comune, ecco che alimentando il razzismo, additando un povero come te, creando il mostro, si sposta l’attenzione dai privilegi esagerati di pochi, al pericolo del furto del lavoro o su responsabilità costruite e alimentate dai media”.

Lilian Thuram, ha salutato tutti con cordialità e ha accettato di firmare libri e autografi, con simpatia e parlando con molta familiarità con ciascuno dei giornalisti, dimostrando ancora una volta di essere un campione come nello sport, così nella vita.

Fabio Cappellini

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