Il ministero “della guerra”

Negli stati moderni e soprattutto nel neonato Regno d’Italia, in pieno XIX secolo, il ministero degli esteri costituiva una novità assoluta. Insieme allo stato maggiore dell’esercito fu l’ufficio politico che ebbe le maggiori responsabilità nel determinare successivamente i risvolti diplomatici tra il 1911 e il 1915.

Il 23 Maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Impero austro-ungarico, entrando così in guerra al fianco delle forze dell’Intesa, a seguito del trattato di Londra stipulato dal ministro degli esteri Sidney Sonnino sotto il secondo governo Salandra. Ma la crisi internazionale che portò l’anno precedente allo scoppio del primo conflitto mondiale era iniziata molto prima ed è stata avviata (ironia della sorte?) proprio dall’Italia. Approfittando della crisi di Agadir del 1911 tra Germania e Francia, il ministero degli esteri del governo Giolitti IV, guidato dall’onorevole Antonino Paternò Castello (marchese di San Giuliano), approfittò della rinnovata pressione internazionale per insistere sull’impresa coloniale in Libia, allora sotto il governo ottomano. Sugli interessi italiani nei confronti del territorio nordafricano sarebbe inutile dilungarsi: in breve, si può dire che a tutto ciò che sta di fronte o confina con la nostra patria abbiamo scelto di fare guerra per possedere un pezzo di terra in più, a prescindere dal fatto che in quella zona ci fosse o meno qualcuno che parlasse la nostra lingua o che volesse essere “liberato” o “redento”.

Al di là del fatto che l’Italia si fosse schierata, dopo anni di preparativi e un’impresa coloniale in Etiopia mal riuscita che esigeva una rivalsa, contro un impero in pieno declino, la guerra italo-turca ebbe un secondo, devastante risultato oltre a quello della colonizzazione del territorio libico. Nel mese di ottobre del 1912 infatti, una coalizione guidata dalla Serbia, di cui facevano parte anche Montenegro, Grecia e Bulgaria, dette il via alla prima di due guerre balcaniche che avrebbero costruito una serie di casus belli indistricabile. La nostra nazione aveva, sostanzialmente, dimostrato la fragilità dell’Impero turco.

Qui cade la responsabilità del nostro ministero degli esteri: l’incertezza protrattasi fino all’Aprile del 1915 sul ritirarsi o meno dall’alleanza con Austria e Germania, la scarsa coordinazione tra i due uffici (quello di San Giuliano – poi Sonnino – e quello austriaco), quella leziosità che farà sfociare nel nulla i colloqui tra i delegati della Triplice alleanza dopo la crisi di Luglio 1914, il rifiuto di informare l’alleato italiano dell’occupazione della Bosnia nel 1908 e viceversa per l’invasione della Libia.

Noodles

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